Da poco tempo è online la Digital Library della Biblioteca Estense una vera e propria biblioteca digitale che permette la consultazione in rete di parte del patrimonio della Biblioteca Estense che possiede autentici capolavori come la Bibbia illustrata per Borso d’Este e la Mappa del Cantino, una delle prime rappresentazioni delle coste americane.

Tra queste chicche c’è per noi la Carta dei ducati Estensi di Marco Antonio Pasi (la parte della Val Tassobbio è la “4-5”) . La mappa rappresenta i territori sotto il dominio estense nella seconda metà del XVI secolo. Aveva l’obiettivo di celebrare la grandezza del Duca Alfonso II, ma anche dei suoi predecessori. Una copia precedente (1571) di questa mappa è conservata presso l’Archivio di Stato di Modena. Ricordiamo che gli estensi Estensi tennero la zona della Val Tassobbio, salvo brevi interruzioni, dal sec. XV sec. al 1598 con capitale Ferrara e successivamente fino al 1796 con capitale Modena.

La firma del Pasi

Quando il Pasi (1537-1599) consegna la sua fatica cartografica al duca di Ferrara ha 43 anni, e da almeno 12 scorrazza per i domini estensi allo scopo di mettere su carta i possedimenti dei duchi. Di mestiere ingegnere, architetto, idraulico e probabilmente, dal padre Giacomo, amministratore pubblico carpigiano  ed esperto in controllo delle acque, deriva la sua competenza e precisione nel raffigurare tutti i corsi d’acqua.

La carta rappresenta l’orografia e i centri abitati da un punto di vista sorprendentemente moderno con una grande ricchezza di oggetti rappresentati, strade comprese, in scala 1:53.800 circa (rapportato al sistema metrico decimale), e ci consente di passare dalla capitale ducale Ferrara fino ai suoi estremi confini.

Durante la scansione dell’esemplare del 1571

E proprio li ci siamo noi. Noi dell’appennino reggiano, a ridosso del confine con i Da Correggio e a due passi dalla Garfagnana che il Pasi conosceva molto bene.

Composta da 8 fogli, ognuno della dimensione di 87×79 cm circa, l’intera mappa misura 316×174 cm con orientamento verso Sud (in alto). La carta, che il tempo ha danneggiato assai più di un affresco, è vergata con inchiostro bruno e acquerello.

Gli otto fogli della carta Pasi. L’appennino reggiano è in alto all’estrema destra. Ferrara in basso nella seconda tavola da sinistra

 

La parte della Val Tassobbio è rovinata nella parte bassa, Cortogno e Pianzo sono quasi illeggibili, ma il resto è ben visualizzabile. La zona era poco conosciuta dal Pasi che si è limitato a descrivere tutte le borgate e le aste dei principali torrenti. più in alto in Garfagnana invece la sua mano sarà molto più minuziosa. La parte tra Cortogno  e Bergogno purtroppo è capitata a cavallo delle due tavole ed è irrimediabilmente consumata.

 

Particolare della Carta Pasi con la Valle del Tassobbio


I toponimi moderni, con qualche dubbio.

Tra le cose curiose da notare che il toponimo “Preda” indica Pietranera.

Il toponimo “Preda” che sta ad indicare Pietranera

Anche se la posizione non è esatta ci sembra che Selvapiana sia rappresentata come una fitta boscaglia. 500 anni fa ancora era tutto un bosco, forse come la vide il Petrarca!.

 

La probabile Selvapiana

Ora sta a voi navigare la cartina, che ha una definizione incredibile, con lo zoom si può arrivare fino vedere i “pelucchi” della carta.

Oltre a questo ci sono manoscritti miniati, stampe, spartiti e altre cartine geografiche incise che vanno dal ‘600 al ‘900.